«Bone parole, ma niuna provisione». Politica e diplomazia nelle vicende della successione di Ercole I d'Este a Borso (1471)

Guido Antonioli

Abstract


All’inizio dell’estate del 1471 Borso d’Este, di ritorno da Roma dove aveva ricevuto dal papa l’investitura a duca di Ferrara, si ammala; nelle settimane successive la diplomazia degli stati italiani si attiva nell’ipotesi di una successione. Si delineano due schieramenti: da una parte Milano e Mantova, che sostengono Niccolò di Leonello d’Este, figlio di una Gonzaga, dall’altro Venezia, che appoggia Ercole d’Este, fratello del duca malato. Nonostante disponga a corte di un informatore influente, come Niccolò Ariosti, padre del poeta, l’asse sforzesco-mantovano non riesce ad ottenere notizie efficaci e realistiche sulle intenzioni di Borso e sovrastima le possibilità del proprio candidato, in realtà poco radicato nel territorio. Alla morte di Borso, il 2 agosto, Venezia riuscirà agevolmente a far prevalere la candidatura di Ercole d’Este.

Parole chiave


diplomazia; Estensi; spionaggio, corte; malattia

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DOI: 10.6092/issn.2533-2325/8732

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